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01 Marzo 2016

Taumaturgico Carricante

Quando mi sono ritrovato all’incrocio di Charing Cross Road mi sono fermato al semaforo e mentre attendevo il verde, in quel punto preciso, in quel preciso istante, l’ho sentito. Ho sentito il respiro del mondo. La sera calava e il mio braccio cingeva la vita di Flori. Passeggiando tra la folla festosa del venerdi sera ho avuto la sensazione di non essere più in una città o in un continente, ma di essere semplicemente sul pianeta Terra. Ho cominciato a partecipare la realtà come il pesante bombardamento di una serie di percezioni in divenire, finché, arrivato a Cambridge Circus ne sono diventato parte attiva e pensante. Le pulsazioni della realtà mi avevano agganciato cuore ed anima e stavano per buttarli dentro una centrifuga pesante. Stava per succedere qualcosa di devastante, il mio corpo e la mia anima si stavano disponendo ad un processo di riciclo… Dopo aver passeggiato un po’ per le vie intorno a Covent Garden ho scelto il ristorante che preferivo insieme a Flori, Mediterranean Kitchen di St. Martin’s Lane, un locale con luci soffuse molto rilassanti, candele, molto legno e vegetazione, un arredamento assolutamente naturale, privo di eccessi metallici e tutto intorno era morbido e privo di impatti pesanti sui cinque sensi. Ho concesso alla mia fame un mezé di pesce che ho deciso di innaffiare con un Etna Bianco (Carricante 100%) che la cameriera ha aperto davanti a me (evento purtroppo abbastanza raro, almeno in Inghilterra) a temperatura perfetta (6-7°C) e adagiato nell’apposito secchiello. Ho guardato gli occhi luminosi di Flori toccando il mio bicchiere con il suo, e un liquido profumato e fresco ha cominciato ad accarezzarmi la lingua, poi a scendere lungo la gola, a invadere le mie viscere ferite, cauterizzando le sciabolate del passato… e nell’istante in cui ho posato il bicchiere sul tavolo ho risentito per un attimo il battito del mondo, di una realtà differente che ricominciava a pulsare, e tu hai cominciato a svanire progressivamente, quasi ad appassire, se uso il verbo inglese to fade. Prima il tuo viso: si cancellava lentamente ad ogni sorso di frescura, insieme al fruttato e ai lievi sentori vegetali della Sicilia, così lontana eppure così presente. Mentre mangiavo ascoltavo la voce della cameriera, poi quella di Flori e quella di due ragazze sedute a qualche metro da noi, ed anche la tua voce ha cominciato a svanire, espulsa dalla mia realtà dorata, un nuovo canale televisivo monotematico dove si trasmette la bellezza, e una felicità senza troppi dolori, la cui unica pubblicità è quella di questo calice di Carricante levato a celebrare la molteplicità del mondo reale. Molteplicità è la parola chiave. Molte sono le realtà, i mondi che da essa derivano e infinite le storie che possono essere generate. L’uomo spesso, nella sua debolezza, si dimostra univocamente attaccato alle cose, sempre a quelle, sempre alle stesse, mentre il potere, la calma e la felicità interiore derivano unicamente dall’assoggettare ai nostri desideri il concetto di molteplicità del reale. Tu non esistevi, non eri mai esistita, ma esisteva un’immensa moltitudine che faceva la fila dietro le quinte per entrare sul palcoscenico della mia realtà, a contendersi una parte nella mia personale rappresentazione che si chiama Vita. Tutti lì, fuori dal ristorante. Da St. Martin’s Lane per tutte le strade del mondo. Così freddo e fragrante, il Carricante scendeva dentro il mio corpo, sanava le ferite del cuore, rimarginava l’anima, ma soprattutto preparava le cose a venire.
Questo forse è stato il più grande pregio di quella bottiglia, dai poteri quasi magici, che ha dato una bella virata alla mia vita come non se ne vedevano da tempo.

Massimo Recli


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